Per poter fornire una risposta sensata occorre partire dall’analisi del problema. Quali sono le principali motivazioni per cui si ricorre all’utilizzo di prodotti per le problematiche di gonfiori o fastidi agli arti inferiori?

Possono essere correlate ad uno stile di vita che comporti:

  • una prolungata permanenza in piedi

  • una nutrizione non sempre corretta ed orientata alla qualità

  • ridotti livelli di attività fisica

  • familiarità per una certa tipologia di disturbi

Soprattutto la familiarità e la prolungata permanenza in piedi richiedono un attento esame, in quanto problematiche correlate a questi fattori, vengono fin troppo spesso liquidate mediante l’utilizzo di prodotti drenanti che non sempre si rivelano la scelta migliore. Come mai?


Probabilmente il problema non è stato correttamente individuato: il drenante giustamente drena, ma i suoi effetti si riscontrano evidenti e soprattutto efficaci solo se il problema sia dovuto a una situazione che non vede compromessa l’integrità dei vasi presenti nell’arto inferiore. Cioè?


In pratica, se i vasi hanno una struttura eccessivamente lassa che permette la trasudazione di una quantità di liquido superiore alla richiesta dei tessuti, prendendo solamente un drenante, ci si comporterebbe come un marinaio che cerca di buttare fuori acqua dalla propria nave senza prima chiudere la falla da cui entra.


Per avere un approccio efficace sarà necessario prima sistemare le falle e poi eventualmente drenare. Quindi per fornire risposta alla domanda aperta in precedenza si, esistono delle sostanze utili per le problematiche degli arti inferiori e pur classificandosi legalmente come integratori alimentari da un punto di vista tecnico possono essere classificate come sostanze nutraceutiche.

Più precisamente ci si sta rivolgendo alla categoria dei flebotropi, ovvero strumenti nutraceutici in grado di intervenire sulla permeabilità dei vasi lavorando a diversi livelli: sull’integrità dei tessuti che li compongono o che ne compongono la struttura di supporto connettivale e sul livello di contrazione delle componenti muscolari vasali. Quali sono alcune tra le soluzioni nutraceutiche più indicate per questo tipo di problematiche?

 

Diosmina

La diosmina è una molecola appartenente alla famiglia dei flavonoidi ottenuta dalla lavorazione dell’esperidina, con effetti flebotropici – vasoprotettori, che a seconda dei dosaggi utilizzati può essere utilizzata nella realizzazione di farmaci o di integratori alimentari (come sostanza nutraceutica). Il suo effetto si manifesta a livello dei vasi prolungando l'effetto vasocostrittore esercitato dalla noradrenalina, contribuendo al ripristino di un fisiologico tono venoso, riducendo nel contempo la distensibilità del vaso e di conseguenza la stasi che potenzialmente ne deriva. Questo, come accennato sui grandi vasi, si manifesta con un incremento nel ritorno venoso, mentre a livello capillare l’aumento delle resistenze è correlato a una riduzione della permeabilità. Anche a livello linfatico si osservano degli interessanti effetti funzionali dovuti all’incremento della frequenza e dell'intensità delle contrazioni del vaso linfatico. Ultima, ma non meno importante, è la capacità della diosmina di inibire la riduzione dei mediatori dell’infiammazione a livello vasale mediante la riduzione nell’espressione delle molecole di adesione, principale bersaglio di diverse linee di cellule immunitarie, contribuendo all’integrità del vaso.

 

Aesculus hippocastanum

L’ippocastano è una pianta di notevole interesse con finalità flebotropa per il notevole contenuto in escina dei suoi semi, spesso impropriamente identificati come “frutti”. L’escina esercita proprietà antiessudative prevalentemente inducendo la sintesi dell'ossido nitrico a livello endoteliale, fenomeno che si traduce con un incremento della permeabilità degli endoteli al calcio e con un incremento nella produzione di prostaglandine che la rendono in grado di agire come flebotonico e antiedemigeno modulando lo stato di contrazione del vaso e l’eventuale risposta infiammatoria entro limiti fisiologici.

 

Centella asiatica

La Centella asiatica viene da tempo impiegata in virtù del suo contenuto in saponine terpeniche quali asiaticoside, acido asiatico e acido madegassico. La sua principale azione si manifesta nello stimolo dell’attività dei fibroblasti che, in risposta, aumentano la produzione di collagene contestualmente ad una riduzione dell’attività di enzimi deputati alla sua degradazione, denominati appunto colagenasi. L’incrementata produzione di collagene e la modulazione nell’attività delle collagenasi si rivela particolarmente utile nell’implementare e supportare l’impalcatura connettivale delle pareti vasali, contribuendo alla sua integrità con una netta azione sulle strutture di supporto più esterne al vaso. Il tutto si traduce in un ottimo effetto vasotonico/fleboprotettivo globale.

 

Estratto di semi d'uva

 

L’estratto di semi d’uva si dimostra un’interessantissima risorsa nutraceutica a cagione del suo contenuto in leucocianidine, una serie di molecole estratte da semi di uva dalle notevoli capacità adesive a livello di particolari sostanze denominate glicosaminoglicani (GAG), di cui si mostrano particolarmente ricchi gli endoteli vascolari. Questa capacità di adesione consente alle leucocianidine di esercitare un effetto protettivo mirato e specifico, proteggendo, grazie alle notevoli potenzialità antiossidanti e di modulazione nei confronti dei processi infiammatori, le strutture più interne del vaso; con una dinamica funzionale opposta e complementare a quella della centella, contribuendo significativamente alla tutela del circolo e in particolare del microcircolo vascolare.

 

Vitamina C

Questa vitamina idrosolubile si mostra essenziale in diversi processi biologici, tra cui quelli necessari per un corretto funzionamento dei vasi; basti pensare che sue carenze sono correlabili a notevoli disturbi tra cui lo scorbuto, malattia responsabile in passato di numerosi decessi. I ruoli fisiologici che rendono la vitamina C essenziale ad un corretto funzionamento vasale vedono in primo luogo implicata la sua funzione come cofattore enzimatico implicato nella sintesi di tessuto connettivo che formerà poi l’impalcatura connettivale di vasi e tessuti e nella sintesi di catecolammine che come mediatori della componente ortosimpatica del sistema nervoso contribuiscono al mantenimento di un corretto tono vasale. Inoltre è fondamentale considerare come la vitamina C abbia un importante ruolo anche nel mediare rilascio di ossido nitrico alle cellule endoteliali, che si traduce in un adeguato bilancio della funzione del sistema nervoso nel mantenimento del tono vascolare. Vanno sicuramente considerate anche le proprietà antiossidanti-antiradicaliche della vitamina C, infatti il sistema di protezione dai radicali liberi prevede l’interazione di numerosi agenti, tra cui superossido dismutasi, glutatione perossidasi, vitamina C e vitamina E. La vitamina C ricopre un ruolo fondamentale nell’estinguere i composti radicalici formati dalla vitamina E (radicali tocoferossilici, radicali tocotrienossilici), costituendo quindi indirettamente una protezione degli endoteli dall’insulto ossidativo.

 

Il funzionale abbinamento di queste risorse nutraceutiche può fornire un approccio integrato e vincente nell’affrontare i fenomeni alla base delle problematiche che possono compromettere una corretta funzionalità vascolare, contribuendo a chiarire come solamente l’analisi di una problematica e la conoscenza degli strumenti a disposizione, consenta la definizione delle soluzioni più indicate nella gestione e nel supporto di situazioni complesse, come quelle appena descritte, pianificando l’utilizzo dei diversi approcci in maniera sequenziale in ordine di priorità.

 

Dott. Alexander Bertuccioli
Biologo Nutrizionista

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