Con il termine Vitamina D vengono raggruppate una serie di molecole che vanno dalla D1 alla D5, anche se quelle maggiormente interessanti per l’alimentazione umana sono:

  • D2 (ergocalciferolo): prevalentemente di origine vegetale
  • D3 (colecalciferolo): prevalentemente sintetizzato dagli organismi animali

L’organismo è in grado di ottenere queste sostanze seguendo due principali modalità:

  • Endogena: cioè producendola a partire da sostanze della famiglia del colesterolo, in seguito all’esposizione al sole e a processi di attivazione che avvengono a livello del fegato e del rene
  • Esogena: cioè mediante l’alimentazione, assumendo principalmente fonti quali pesci grassi come aringhe, sgombri, sardine, tonno oppure mediante il consumo di fegato.

Sia la vitamina D2 che la vitamina D3 richiedono per esercitare le rispettive funzioni biologiche la conversione in 25-idrossi-vitamina D (25(OH)D) mediante una serie di processi che avvengono appunto a livello del fegato e del rene. La storia della vitamina D in ambito medico rimane un caso piuttosto curioso in quanto le nuove scoperte emerse negli ultimi anni hanno via via ampliato la comprensione relativa ai ruoli ricoperti nell’organismo umano, arrivando addirittura a definirla non più come semplice vitamina ma come un vero e proprio ormone, l’ormone D, sostanza dai ruoli fondamentali in molti ambiti medici dalla reumatologia alla psichiatria passando per discipline come ortopedia ed endocrinologia. Ma quali sono i ruoli principalmente esercitati dalla Vitamina/Ormone D? (per semplicità continueremo a chiamarla vitamina D).

  • Apparato scheletrico: Esercita un ruolo fondamentale primariamente nel favorire l’assorbimento intestinale di calcio, per questo PRIMA di pensare a una supplementazione di calcio, qualora sussistano problematiche quali osteoporosi o osteomalacia, il primo approccio dovrebbe essere sempre quello di verificare e al bisogno reintegrare i livelli di vitamina D. La vitamina D, inoltre, ricopre un ruolo di primaria importanza nei processi di rimaneggiamento osseo, favorendo il corretto equilibrio tra la quota di calcio e fosfato che vengono costantemente rimosse dall’osso e la quota che ne reintegra i livelli mantenendo un buon equilibrio nella composizione della massa ossea.
  • Apparato cardiovascolare: La vitamina D3 in particolare inoltre mostra effetti interessanti sia in relazione alla gestione delle dinamiche infiammatorie in quanto correlata alla riduzione dei livelli di citochine infiammatorie circolanti, che in relazione al bilancio delle lipoproteine a bassa densità come ad esempio le LDL, esercitando nel complesso un netto effetto preventivo a livello delle problematiche cardio-vascolari.
  • Apparato muscolare: La vitamina D esercita un ruolo molto interessante sulla capacità di recupero, in particolare: favorendo il metabolismo degli androgeni, dell’IGF1 e legandosi a specifici recettori chiamati VDR presenti a livello muscolare agisce direttamente nella modulazione di diverse proteine implicate nella modulazione del tono trofismo muscolare.
  • Sistema immunitario: Ridotti livelli circolanti di Vitamina D sono stati associati a una ridotta capacità di risposta del sistema immunitario.
  • Metabolismo glucidico: Alcuni dati presenti in letteratura scientifica attribuiscono alla vitamina D3 anche la capacità di intervenire in modulazione dl metabolismo glucidico in particolare agendo sulla secrezione insulinica.
  • Metabolismo degli androgeni: Soggetti con maggiori livelli di Vitamina D3 mostrino anche maggiori livelli di testosterone contestualmente a una riduzione delle SHBG (Sex hormone Binding Globuline), cioè quelle glicoproteine che legandosi a estradiolo, testosterone e diidrotestosterone ne promuovono il processo di aromatizzazione (ovvero trasformazione degli androgeni in estrogeni).

Ma considerati tutti questi essenziali ruoli biologici, quali sono i livelli adeguati di vitamina D che dovrebbero essere riscontrabili mediante le analisi ematochimiche? Diversi autori ritengono che gli effetti metabolici appena descritti inizino a manifestarsi per livelli di Vitamina D3 compresi fra 24 e 32 ng/ml, normalmente dal punto di vista analitico in Italia vengono ritenuti desiderabili livelli sopra i 30 ng/ml, quindi con le indicazioni normalmente fornite è possibile aspettarsi un buon livello di copertura utile al supporto delle funzioni appena descritte. L’assunzione giornaliera generalmente praticata mediante l’integrazione alimentare viene proposta ad intervalli compresi tra 1000 e le 3000 UI, che ovviamente possono essere gestite considerando fattori quali età, stile di vita, stato di nutrizione, intensità dell’attività fisica e performance, status generale del soggetto in questione.

 

Dott. Alexander Bertuccioli
Biologo Nutrizionista

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