Numerosi fattori correlati allo stile di vita moderno quali lavori che richiedono una lunga persistenza in piedi, nutrizione non sempre corretta, ridotti livelli di attività fisica, eccetera, rendono spesso necessario fare ricorso a strumenti nutraceutici formulati con finalità drenanti che però non sempre si rivelano efficaci. Questo fenomeno si rivela particolarmente evidente soprattutto quando è presente una certa “famigliarità” (mamme, nonne, zie, ecc.) nel disturbo che porta ad avere le classiche gambe “gonfie”, a volte anche doloranti. Come mai?

Spesso questo può verificarsi, quando non è stato identificato correttamente il problema di base, in quanto il drenante giustamente drena, ma i suoi effetti si riscontrano evidenti e soprattutto efficaci solo qualora il problema sia attribuibile solamente a una situazione che non vede compromessa l’integrità dei vasi capillari. Cioè? In pratica se i vasi capillari hanno una trama eccessivamente lassa permetteranno la trasudazione di una quantità di liquido superiore alla richiesta dei tessuti contribuendo in maniera sostanziale al problema “gonfiore” quindi prendendo solamente un drenante ci comporteremo come un marinaio che cerca di buttare fuori acqua dalla propria nave senza prima chiudere la falla da cui entra. Come il marinaio dell’esempio se vogliamo avere un approccio efficace sarà necessario prima sistemare la falla e poi eventualmente drenare. E qui entrano in gioco i nutraceutici, ovvero strumenti in grado di intervenire sulla permeabilità dei vasi lavorando a diversi livelli sull’integrità dei tessuti che li compongono o che ne compongono il supporto connettivale e sul livello di contrazione in particolare delle componenti muscolari dei vasi maggiori situati a monte. Quali sono alcune tra le soluzioni nutraceutiche più indicate per questo tipo di problematiche?

Troxerutina

La Troxerutina è un bioflavonoide in grado di agire nella protezione dei capillari con un aumento della resistenza e con una diminuzione della permeabilità dei vasi. La somma di questi effetti tende a impedire o a limitare un passaggio eccessivo della componente liquida del sangue verso i tessuti. I meccanismi alla base di questi effetti non sono stati ancora completamente chiariti, anche se si ritiene che possano derivare da una combinazione di azione vasocostrittrice periferica (derivante dal potenziamento dell’azione adrenergica e dalla riduzione dell’azione istaminergica) – e azione di inibizione delle ialuronidasi enzimi deputati alla degradazione delle matrici connettivali, tra cui quelle dei vasi.

Aesculus hippocastanum

L’ippocastano è una pianta con finalità flebotropa, di notevole interesse per il contenuto in escina dei suoi semi, spesso impropriamente identificati come “frutti”. L’escina esercita proprietà anti essudative prevalentemente inducendo la sintesi dell’ossido nitrico a livello endoteliale, fenomeno che si traduce con un incremento della permeabilità degli endoteli al calcio e con un incremento nella produzione di prostaglandine che la rendono in grado di agire come flebotonico e antiedemigeno.

Centella asiatica

La Centella asiatica viene da tempo impiegata in virtù del suo contenuto in saponine terpeniche quali asiaticoside, acido asiatico e acido madegassico. La sua principale azione si manifesta nello stimolo dell’attività dei fibroblasti che, in risposta, aumentano la produzione di collagene. L’incrementata produzione di collagene si rivela particolarmente utile nell’implementare e supportare l’impalcatura connettivale delle pareti vasali. Il tutto si traduce in un ottimo effetto vasotonico/fleboprotettivo.

Ruscus aculeatus

Il rusco viene impiegato come flebotropo prevalentemente per il suo contenuto in ruscogenina, rutoside, rutina e cumarine. In particolare la presenza del rutoside è correlata all’incremento della resistenza e del tono delle pareti dei capillari. La somma dell’effetto dei bioflavonidi in esso contenuti si traduce inoltre in un netto effetto antinfiammatorio vasale, che si rivela particolarmente interessante se valutato nel complesso delle sinergie che si ottengono con l’effetto del rutoside e con gli effetti drenanti della rutina e delle cumarine.

Vitamina C

Questa vitamina idrosolubile si mostra essenziale in diversi processi biologici tra cui quelli necessari per un corretto funzionamento dei vasi, basti pensare che sue carenze sono correlabili a notevoli disturbi tra cui lo scorbuto, malattia responsabile in passato di numerosi decessi. I ruoli fisiologici, che rendono la vitamina C essenziale ad un corretto funzionamento vasale, vedono in primo luogo implicate la sua funzione come cofattore enzimatico implicato nella sintesi di tessuto connettivo che formerà poi l’impalcatura connettivale di vasi e tessuti e nella sintesi di catecolammine che, come mediatori della componente ortosimpatica del sistema nervoso, contribuiscono al mantenimento di un corretto tono vasale. Inoltre è fondamentale considerare come la vitamina C abbia un importante ruolo anche nel mediare il rilascio di ossido nitrico alle cellule endoteliali, che si traduce in un adeguato bilancio della funzione del sistema nervoso nel mantenimento del tono vascolare. Vanno sicuramente considerate anche le proprietà antiossidanti-antiradicaliche della vitamina C, infatti il sistema di protezione dai radicali liberi prevede l’interazione di numerosi agenti, tra cui superossido dismutasi, glutatione perossidasi, vitamina C e vitamina E. La vitamina C ricopre un ruolo fondamentale nell’estinguere i composti radicalici formati dalla vitamina E (radicali tocoferossilici, radicali tocotrienossilici), costituendo quindi indirettamente una protezione degli endoteli dall’insulto ossidativo.

Anche per quanto riguarda la fleboprotezione, l’approccio integrato si mostra vincente nell’affrontare i fenomeni alla base delle problematiche che possono compromettere una corretta funzionalità vascolare.



Dott. Alexander Bertuccioli
Biologo Nutrizionista

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